........parleremo di..................

In questo blog vorrei parlare di argomenti inerenti le imprese, dei loro progetti, delle loro idee e delle loro necessità, ma anche della gente, della nostra Italia, della società civile e dei suoi cambiamenti; sarei felice di avere molti contributi. Grazie.

lunedì 29 giugno 2009

Contro la crisi, fate rete ! parte 3
[ ....rete non intesa come internet....]

Nel precedente post avevo anticipato la presentazione di una possibile soluzione al difficile momento che il settore del tessile italiano vive.(mi riferisco ai piccoli produttori).

Cercherò di essere estremamente sintetico, vorrei solo lanciare uno stimolo, nella speranza possa essere interessante per qualche imprendinauta.

Struttura societaria :

- Società di capitale

- 40% investitore di capitale ( con restituzione del capitale attraverso un riacquisto azionario a valore prefissato in 5 anni da parte della società)

- 30% ai produttori inseriti nel progetto ( le quote di capitale sono uguali per tutti ed ogni produttore ne rimane possessore solo se anche fornitore della società, all’uscita del produttore dal gruppo dei fornitori le sue quote saranno obbligatoriamente rivendute alla società al valore nominale )

- 30% ai manager che gestiscono la società ed ai partners tecnologici ( per entrambe le categoria varrà l’obbligo di vendere le proprie quote alla società al valore definito in base al bilancio ultimo presentato )

Struttura Produttiva :

- I prodotti venduti verranno acquistati dai soci (soci produttori) della compagine sociale, saranno possibili acquisti da altri produttori per esigenze commerciali, comunque con la certificazione di produzione in Italia e con gli standard definiti per tutti i soci produttori.

- I produttori consegneranno il prodotto nel deposito della società, confezionato come stabilito, con il marchio che contraddistingue tutti i prodotti della società.

- I prodotti dovranno essere proposti dai singoli produttori, senza attendere indicazioni o richieste della società.

Canale distributivo :

- Principalmente verrà utilizzato un canale di vendita diretta al consumatore tramite internet, con un sito istituzionale della società.

- Verranno aperti periodicamente in maniera sistematica e programmata dei punti vendita temporanei (Temporary Shop) il cui obiettivo non sarà unicamente la vendita, ma sopratutto la comunicazione dell’esistenza di questo nuovo marchio, del suo sito, del suo sistema produttivo, dei suoi plus.

- Accordi con gruppi di acquisto di consumatori (GAS).

- Convenzioni con grandi aziende o istituzioni locali (Comuni, Poste Italiane, Ferrovie dello Stato, ecc...) ai cui dipendenti verranno concesse condizioni di acquisto favorevoli.

Area merceologica :

- Abbigliamento, con una prima fase in cui presentare prodotti di uso continuativo con un moderato contenuto moda :

o Intimo Donna – Uomo – Bambini

o Calzetteria (calzini uomo, collant donna, ecc....)

o Pigiami Uomo – Donna – Bambini

o Ecc.......

Cercherò di elencare gli aspetti più interessanti della struttura e del progetto :

1. Eliminazione di tutti gl’intermediari commerciali (accorciare il canale distributivo), ottenendo il risultato di un cospicuo abbattimento dei costi distributivi.

2. Tutti i prodotti sono 100% prodotti in Italia, ma utilizzando produttori soci, che non dovranno caricare il prodotto di costi commerciali, ecc.... otterremo prezzi assolutamente competitivi anche con le importazioni.

3. Valorizzazione di un consumo attento al rispetto delle regole (sfruttamento del lavoro minorile, utilizzo di materiali non controllati, salvaguardia dell’occupazione regolare)

4. Eliminazione dei vincoli di selezione operati dai canali distributivi tradizionali ( compratore grossista, compratore dettaglio, ecc.....)

5. Ottimizzazione dell’impegno finanziario per tutti gli attori del progetto (rinvio ad analisi più approfondita il sistema di pagamento/incasso, ovvero dei flussi di cassa)

Spero che queste righe siano di stimolo e di poter confrontare il progetto qui solo accennato con molti lettori.

3 commenti:

Paola Davoli Carpi Italy Fashion ha detto...

Ciao Luca,sono uno dei forse pochi impredinauti che leggono, sempre curioso di cosa si pubblica. Sono mesi o forse anni che sento parlare di inesorabili aggregazioni per il settore manifatturiero tessile. Lo stimolo lo trovo interessante. Essendo nel distretto di Carpi un tale progetto dovrebbe avere caratteristiche più moda ed il canale e-commerce da valutare attentamente rispetto ad una distribuzione reale su punti vendita. Una mia idea sarebbe di coinvolgere imprenditori del commercio ingrosso e/o dettaglio. Quale imprenditore manifatturiero credo che sia importante avere tra i partner aziende con esperienza nel retail o nella distribuzione commerciale.
ciao
Fabrizio Stermieri - Maglieria Paola Davoli, Carpi cercatemi su google...

lucatassinari ha detto...

Ciao Fabrizio,
ho letto il tuo commento al post .....contro la crisi........ Credo che la difficoltà di sviluppare aggregazioni nel settore manifatturiero sia un male atavico del settore del tessile. Gl’imprenditori di questo settore spesso nascono fondamentalmente in “ fabbrica “, hanno imparato il mestiere carpendone i “ segreti “ lavorando direttamente sul prodotto.
Così spesso sono “ gelosi “ del loro know how e confondono il collaborare (con altri imprenditori) con il condividere (le proprie conoscenze e vantaggi competitivi).
Però, alle soglie degli anni 2000, ci siamo accorti (tutti) di quanto fosse facile essere spazzati via dai movimenti globali dell’economia. Hai voglia essere geloso con i cinesi, indiani, tunisini.......
Questo per sottolineare che le aggregazioni non sono degli effimeri progetti post-industriali, ma rimangono le uniche armi operative utilizzabili dalle nostre micro-imprese tessili contro i ben più motivati, attrezzati ed agguerriti competitors mondiali.
I progetti e le aree di aggregazioni possono e sono molte; nel post del 22 maggio 2009, ho riportato alcuni esempi, non approfonditi, ma stimolanti.
In merito ai tuoi dubbi sull’utilizzo dell’e-commerce per la vendita di prodotti moda, sono allineato al tuo dubbio-pensiero. Infatti lo stesso progetto abbozzato nel post riguardava prodotti a basso contenuto moda, dove il rapporto qualità-prezzo, la fidelizzazione, l’identificazione ed il servizio sono i fattori chiave del successo.
Per prodotti di abbigliamento moda, vedo molto più accattivante l’idea di temporary shop nelle località di tendenza, in occasioni di eventi importanti, ecc...
L’idea di collaborare con la rete distributiva (grossisti/dettaglianti), scusa ma la trovo oramai superata; ovvero, superata nell’eccezione classica della parola...collaborazione...., ritengo che la rete distributiva italiana in particolare, sia già di per sé in crisi, anche gli operatori commerciali debbono riconsiderare la loro funzione e possono fare parte di un processo di rinnovamento solo unendosi in maniera permanente e importante con la forza produttiva; perciò ben venga la professionalità di questi operatori in progetti di aggregazione d’impresa, ma coinvolti anch’essi nel capitale di rischio del progetto.
Diversamente continueremo ad avere quel vincolo/confine della trattativa commerciale alla base della quale nel passato si sono minate ed affondate molte realtà industriali eccellenti.
Scusa se molti argomenti non sono riuscito ad esprimerli al meglio, ma la sintesi necessaria nelle risposte scritte rischia di appannare la forza dei propri convincimenti. Spero di continuare ad averti come contatto, sia in Video che nel mio blog e se sarà possibile anche di poterti incontrare di persona.
....buon riposo.....
Luca.

Paola Davoli Carpi Italy Fashion ha detto...

ciao Luca
Ti confermo che il mio pensiero riguardo al coinvolgimento di aziende commerciali sarebbe proprio la condizione essenziale per il successo di una aggregazione produttiva/distributiva nel settore moda.

Come ho cercato di spiegare penso che le aziende manifatturiere medio-piccole siano poco preparate e predisposte a cimentarsi in esperienze di vendita diretta. Avere tra i partner commercianti con strutture e riconosciute capacità darebbe maggiori garanzie di riuscita di un tale esperimento.

Mi chiedo esistono casi "aziendali" di aggregazione in Italia ? Sarebbe interessante sapere di come siamo riusciti e quali i principali problemi.

Penso si dovrebbe trovare una soluzione per fare piccoli tentativi, magari aggregando imprese solo in maniera "virtuale" con pochi soldi.

Certo un piccolo investimento che unito a diversi partecipanti diventa una somma a disposizoine di una nuova attività che per intelligenza ed innovazione nessuno degli imprenditore avrebbe mai rischiato da solo.

A me piacerebbe nel tempo teorizzare un progetto, senza impegno da parte dei partecipanti e dei consulenti.
Poi un giorno che si decida di partire per l'avventura si inizia a costituire qualcosa, ma intanto che si inizi a teorizzare un modello.

Sento sempre più spesso parlare in incontri di associazioni e politici che il futuro dell'impresa in Italia deve arrivare a concentrazioni, aggregazioni, ma mai ho capito come lo si possa attuare.ù

per ora
ciao