Contro la crisi, fate rete ! parte 2
[ ....rete non intesa come internet....]
In questa seconda parte vorrei rilevare alcuni passaggi storici che hanno indubbiamente acuito ed accelerato lo stato di difficoltà di molte piccole aziende italiane di produzione d’abbigliamento.
Gennaio 2002 : la moneta unica europea diventa una realtà, la lira viene sostituita ufficialmente dall’euro; il cambio viene fissato in 1936,27 per euro. Sono convinto che questo cambio abbia penalizzato enormemente i cittadini-consumatori italiani, creando, di fatto, un repentino e rilevante aumento dei prezzi, innescando una richiesta di prodotti a basso costo. Un cambio ipotizzabile a 1500 lire contro euro avrebbe reso il passaggio meno doloroso per il mercato interno italiano. Era altresì impensabile non partecipare a questa fase della costruzione degli Stati Uniti d’Europa, anche a costo di dover subire un cambio sfavorevole imposto all’Italia dagli altri stati europei “ importanti “ ( Germania, Francia)
Gennaio 2005 : Cadono le frontiere europee del tessile. A partire dal primo gennaio del 2005, come disposto dall'Organizzazione Mondiale del Commercio (Wto), l'Unione Europea deve abolire i sistemi di quote e contingentamenti in vigore nel settore tessile/abbigliamento. Tali misure, note come Accordo Multifibre, erano state adottate dalla Comunità Europea per proteggere il mercato interno: disciplinavano, infatti, da oltre 40 anni le importazioni in Europa dai paesi extra-comunitari. Strumenti che tuttavia erano entrati in conflitto con le direttive sulla liberalizzazione del commercio mondiale, introdotte negli anni '70 dall'allora Gatt (il futuro Wto): l'obiettivo di tali norme era infatti di consentire l'apertura dei paesi più industriali a quelli in via di sviluppo per un rapido sviluppo di un'economa mondiale. In merito a questo argomento in rete si possono trovare moltissimi articoli, commenti, analisi; vi suggerisco un paio di letture che condivido nella morale e nei tecnicismi economici evidenziati :
- Ue: restrizioni sul tessile per 'superare' la Cina [ Sabato, 12 Marzo 2005 ]
Fonte: Finanza.espressonline.it (http://finanza.espressonline.it)
Trade Watch (http://www.tradewatch.it)
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- Tessile: ragioni di una crisi che si chiama Wto [ Martedì, 21 Giugno 2005 ]
Fonte :Trade Watch (http://www.tradewatch.it)
Global Unions (http://www.global-unions.org)
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Ultima considerazione sull’argomento WTO e sulle importazioni del tessile in Europa. Riflettiamo con attenzione: Germania, Belgio, Danimarca, Regno Unito, Austria, Finlandia, Paesi Bassi, Svezia ed anche Francia, paesi che NON hanno interessi economici interni legati al settore del tessile (occupazione, investimenti, micro realtà produttive, visibilità mondiale), perché dovrebbero battersi per calmierare le importazioni della Cina&Co.? Perché dovrebbero rischiare ritorsioni nelle esportazioni dei loro prodotti verso i medesimi mercati ? Perché dovrebbero osteggiare le importazioni a basso costo del tessile, il cui unico riflesso sulla loro economia è quello di diminuire il fabbisogno economico necessario ai propri cittadini per vestirsi ? Sinceramente, non credo che l’Europa si vorrà battere in tutela del settore industriale del tessile.
Gennaio 2007 : Entrano nella comunità europea nuovi Stati, tra cui la Romania, paese sul quale molte aziende italiane avevano puntato per delocalizzare le proprie produzioni. ( senza sostenere gli alti costi di logistica e di gestione necessaria invece per una de-localizzazione nei paesi orientali ) Si può facilmente comprendere che in tempi medio-brevi questi nuovi stati membri (ed altri che si aggiungeranno alla comunità - Turchia, ecc..) dovranno adeguarsi alle medie degli stipendi europei, o quanto meno prevedere politiche d’innalzamento delle loro retribuzioni. In breve questa de-localizzazione diventerà un vero e proprio boomerang; difficoltà di gestione e costi crescenti. Tornare a casa sarà oltre tutto complicato.
Settembre 2008 : La grande crisi finanziaria appare all’orizzonte, porta con sé una catastrofica caduta dei consumi, una effettiva mancanza di liquidità nelle piccole e medie imprese (dovuta ad una restrizione del credito, all’allungamento dei tempi d’incasso, alla repentina perdita di commesse ), una chiusura dei mercati esteri ed una sfiducia delle imprese, dei consumatori, degl’investitori nel futuro; sfiducia destinata a prolungarsi per tutto il 2009 e…….. Ovviamente i punti enunciati sono parte della storia, ma sono altresì indicativi dell’evoluzione irreversibile del contesto globale in cui si è trovato coinvolto anche il settore in analisi. Possiamo illuderci di trasformare le nostre aziende tessili in unità creative ed organizzative, delegando la produzione alle aree più povere del pianeta (oggi la Cina, l’India poi domani l’Africa ? ). Una bella illusione ed un dolce sonnifero per non vedere la realtà del dopo domani. Nei prossimi 5 anni l’Italia perderà il suo tessuto produttivo del tessile, fatto di una moltitudine di micro-aziende e così facendo entro 15 anni il settore industriale del tessile sarà per il bel paese un bel ricordo. Potevamo e dovevamo strutturare politiche industriali mirate ad evolvere in maniera più duratura la competitività delle nostre aziende, dovevamo attraverso gli organi istituzionalmente preposti ( associazioni di categoria, camere di commercio, governo centrale, ecc…) avviare la creazione di progetti mirati e strutturati per la tipologia d’imprese che erano a base di questo settore : creare progetti di rete fra aziende per specifiche problematiche, per esempio :
- rete tra produttori in conto terzi per il monitoraggio e controllo dei termini d’incasso (creare una banca dati in cui segnalare tutti i clienti che non pagavano nei tempi stabiliti marginalizzando di fatto gli operatori non corretti)
- agevolare la creazione di reti (tra piccoli produttori con un proprio marchio) di centri per lo sviluppo dei campionari, magari in collaborazione con le scuole di styling esistenti sul territorio.
- attivare pressioni istituzionali per la sensibilizzazione della grande distribuzione organizzata nell’utilizzo di produttori nazionali di piccole dimensioni (su questo argomento si potrebbe scrivere un intero blog)
- un controllo sistematico del lavoro nero (e non solo in alcune aree del paese e per le sole aziende italiane…leggi Prato e le produzioni cinesi in Italia)
- attivare una sistematica rilevazione dell’utilizzo mendace del Made in Italy e della corretta dichiarazione della composizione merceologica sull’etichetta
- stimolare la creazione di reti tra produttori di mono-prodotto per la predisposizione di campionari total look. (ogni produttore produce la sua specialità, ma la propone in un unico campionario coordinato e completo)
- finanziare la strutturazione di reti d’imprese per la creazione di punti vendita diretti all’estero
- reti d’imprese per l’acquisto delle materie prime, dell’energia a costi ribassati.
- permettere la nascita di reti d’imprese per l’utilizzo di manodopera specializzata per i picchi di lavoro (penso alla trattativa con il sindacato per permettere lo spostamento temporaneo di personale eccedente in un’azienda ad altra azienda con picchi di lavoro legati a specifiche commesse)
- valutare contratti specifici per dare l’opportunità a reti d’imprese di assumere congiuntamente figure di alto profilo professionale (direttori commerciali, modelliste, analisti dei tempi e metodi, analisti dei centri di costi, ecc…)
Molte di queste opzioni potevano essere irrealizzabili nel contesto sociale e normativo di questo paese, ma abbiamo appena detto che erano le istituzioni a dover captare l’evoluzione globale e stimolare azioni concrete e mirate ad un obiettivo di lungo respiro. Non è successo e non succederà, non serve più. Ora occorre comprendere le nuove necessità e dare gli strumenti giusti alle imprese ancora vitali. Rimarranno le aziende capaci di proporsi direttamente sul mercato del consumo. Come fare se abbiamo appena detto che siamo troppo costosi ? Chi l’ha detto che siamo troppo costosi ?
Nel prossimo post descriverò brevemente un'ipotesi di progetto in cui uno degli strumenti principali per il raggiungimento dell'obiettivo è la creazione di una rete d’imprese : Rendere competitive le aziende di produzione del settore senza delocalizzare nelle aree povere del mondo. (leggi Cina, India, ecc.....)
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